(ΘΕΣΜΟΡΙΑΖΟΥΑΙ)
Di Aristofane
Traduzione di Guido Paduano
Introduzione di Lella Costa
Saggio conclusivo di Giodo Paduano
Bur
Aristofane. Un nome, un programma. Soprattutto quando parla di donne. Irriverente e divertente, come un bravo commediografo. Avrete capito: è un’opera teatrale (ma questo era ovvio: è Aristofane, mica Vattelapesca).
Il protagonista della commedia? Mmm… non credo ce ne sia uno, se non la pura arte di fare teatro e divertirsi nel farlo: un drammaturgo preoccupato (terrorizzato) del suo prossimo futuro, le donne di Atene che, lui lo sa, vogliono punirlo per le ingiurie che dice su di loro nelle sue opere... Mnesilco, che oggettivamente è lo sfigato nella situazione, alla fine lo aiuta: si traveste da donna e si intrufola nell’assemblea per difenderlo.
E ce n’è per tutti.
La commedia è breve, scanzonata e divertente.
Bella anche come singola lettura quando si è un po' giù di morale.
Le donne sono solo un pretesto.
L’odio verso le donne pure.
Le scenette, senza pretese ma divertenti, tra i vari personaggi sono le vere protagoniste.
È palese che questa non è un’opera brillante o profonda.
Ma è frutto di una mente interessante.
Sicuramente un bel diversivo in una giornata afosa.
E si sa, il buon teatro è senza tempo e Aristofane vivrà in eterno con la sua opera.
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